“Anime”, la mostra di Italo Bressan al MAG

Proseguendo la linea di mostre monografiche dedicate al tema della pittura e del colore, che ha caratterizzato dal 2013 il progetto In Pinacoteca. Finestre sul contemporaneo nato dall’accordo di collaborazione tra il MAG e il Mart, il Museo di Riva del Garda propone una personale dedicata a Italo Bressan, artista trentino e docente di pittura presso l’Accademia di Belle arti di Brera a Milano, con la quale si esplorano nuovi aspetti degli ambiti di ricerca già analizzati nelle esposizioni precedenti di Claudio Olivieri, Aldo Schmid e Luigi Senesi.
Il titolo della mostra, Anime, che sarà inaugurata sabato 8 aprile 2017 alle 18.00 e rimarrà visitabile fino all’11 giugno, prende le mosse dall’ultimo ciclo di opere di Bressan, il cui lavoro è da sempre focalizzato sul tema del colore, nella sua valenza espressiva, emozionale ed evocativa. Il progetto espositivo, che propone una trentina di dipinti, copre un arco cronologico che va dalla fine degli anni Ottanta fino a oggi, con la presentazione di opere per la maggior parte inedite.

È una «pittura che tende al sublime, quella di Italo Bressan: forte di ectoplasmatiche e inconsistenti forme – scrive la curatrice Daniela Ferrari del Mart nel suo saggio in catalogo Italo Bressan. Il destino nel colore – Sinuose e accoglienti, nella sfida di un colore che può essere ardito, privo di mediazione, puro e sfrontato, luminoso; ma anche ombroso, misterioso e nascosto nella velatura come nella mescolanza».

L’artista utilizza molteplici modalità espressive, ognuna delle quali prevale sull’altra nell’incedere delle stagioni creative: il segno e la macchia, il colore opaco saturo o materico e la velatura trasparente e sfumata. A questa varietà corrispondono anche diversi supporti e tecniche: la tela, la carta su tavola, il vetro, il tulle, il colore a olio, gli smalti, gli acrilici. «Come sospesa, la pittura fluida si addensa, si spande e si coagula sui supporti assecondando o meno i vari media che legano i pigmenti – continua Ferrari – Gli opposti si attraggono e poi respingendosi creano reazioni non esattamente definibili a priori dall’artista. Non c’è geometria, ma un sapiente equilibrio di pieni e vuoti. Un gioco di simmetrie, di contrappesi, di felici contraddizioni.
La dicotomia luce-ombra regola tutta la sua poetica, anche quando il sole prevale sul buio e viceversa. Anche quando lo spirito della Melancolia ha il sopravvento sull’élan vital. Il risultato è comunque tormentoso, sfacciato, diretto, anche quando il pittore dipinge per negazione: nascondendo la pennellata proprio nell’atto di stenderla.
Quella su vetro è, di fatto, una pittura al verso: imprevedibile tanto quanto il dilagare e trasformarsi di una macchia di colore. Ci consente di percepire il contatto tra pigmento e supporto, come se la pelle del dipinto fosse una tela cristallina, appunto. Il colore è, in questo caso, la sostanza solida che impedisce l’attraversamento visivo.
L’idea che tramite lo sguardo si possano varcare soglie mobili, in perenne metamorfosi, o cogliere sulla tela la consistenza della pittura materica così come la levità di un soffio colorato, è rafforzata dall’attitudine, propria di Bressan, di spingere il potenziale del colore in ogni possibile direzione, tendendo all’impossibile: amplificare il grado massimo di saturazione del colore».

Nei lavori più recenti Bressan recupera il concetto della velatura attraverso la proprietà del tessuto scelto e intitola sintomaticamente quest’ultima stagione di dipinti Anime. 
Cosa vuol dire l’artista quando afferma che le opere sono come anime?
«In esse – spiega la curatrice – è racchiusa una doppia citazione che Bressan attua verso il proprio lavoro e verso un supporto amato per la sua leggerezza: il tulle, il quale accoglie le immagini selezionate dall’artista, restituendocene una sensazione di trasparenza e levità. I particolari tratti dalle sue opere passate, sulla superficie cangiante e opalescente del tulle, appaiono come simulacri di un già detto che l’artista ripercorre e narra nuovamente sotto altra forma. I tasselli agli angoli delimitano lo spazio della visione, come barriere che impediscono allo sguardo di perdersi oltre il confine.
Sono un rinnovato approdo operativo che, facendo tesoro del passato, proietta il momento creativo in una fase più riflessiva. Quasi un bilancio, un guardarsi indietro, ma soprattutto un intenso e struggente prendere la rincorsa per uno slancio di vita e di azione, nel colore che si insinua ancora nell’anima.
Le opere si reggono secondo un triplice registro compositivo: il bordo fisico del quadro, il quale – è bene specificarlo – è privo di cornice poiché ritenuta un dispositivo non necessario; il margine del quadro riprodotto che spesso è un particolare, un’immagine tagliata, selezionata, e presuppone pertanto la consapevolezza di un’estensione dello spazio oltre ciò che si vede sulla tela e, infine, lo spazio in cui le opere sono collocate.
Per tale ragione le Anime sono allestite in questa esposizione rispettando l’idea della costellazione e seguono al contempo un ordinamento rigorosissimo, osservando il codice spaziale interno al quadro».

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